Tempo dopo Pentecoste – Parola

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Giovanni 15, 26-28: In quel tempo. Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; 28 e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
16, 12-15: Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13 Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 14 Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 15 Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
(Bibbia Cei: Versione 2008)

LETTURA (leggere con intelligenza e comprendere con sapienza)
 
Giovanni 15, 26-27; 16, 12-15
Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l`annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo vi ho detto che prenderà del mio e ve lo annunzierà. (Bibbia Cei. Versione 1971)

Esegesi
Nei capitoli 15 e 16 Gesù promette ai discepoli di inviare loro il Consolatore. Sulla venuta del Paraclito Egli aveva già fatto dei cenni nei capitoli precedenti, ora ne parla più diffusamente. Prima i discepoli vengono avvertiti che il prezzo del discepolato sarà alto. A loro succederà come è avvenuto per Gesù, che è stato odiato e perseguitato, le sua parole non sono state ascoltate, ed è stato odiato senza ragione. (15, 18-25). Ma essi avranno il Consolatore, che Gesù invierà, che gli renderà testimonianza (15, 26-27) e convincerà il mondo quanto al peccato, la giustizia e il diritto, ossia dimostrerà che il mondo è nell’errore, che la condanna di Gesù è stata ingiusta e che il vero condannato è stato satana, che con la morte di Gesù è stato privato del suo potere (16, 8-12). Lo Spirito introdurrà i credenti in una nuova comprensione del mistero di Cristo. (16, 12-15). La liturgia del giorno di Pentecoste dell’anno B sceglie sei versetti dei due capitoli: 15,26-27 e 16,12-15, in cui lo Spirito Santo è presentato come Consolatore e Spirito di verità.

QUANDO VERRA’ IL CONSOLATORE (15, 26)
Gesù è sotto processo fino alla fine del mondo e nella Chiesa continua il processo di Gesù, ma è sempre presente il Difensore, che dà forza alla convinzione interiore dei discepoli.
CHE PROCEDE DAL PADRE (27)
Gesù manda il Consolatore che procede dal Padre. La formula “che procede dal Padre” è diventata espressione tecnica per esprimere le relazioni tra lo Spirito Santo, il Padre e il Figlio. Il Credo cattolico precisa: “procede dal Padre e dal Figlio”, e su questo punto i cattolici e gli ortodossi hanno avuto una lunga divisione, che ora è praticamente arrivata a soluzione.
MI RENDERA’ TESTIMONIANZA (27)
Lo Spirito renderà testimonianza ai discepoli. Davanti alle ostilità del mondo, i discepoli sono esposti al dubbio, allo scandalo, allo scoraggiamento e lo Spirito difende Gesù nel loro cuore e spiega loro la grandezza della missione cui sono chiamati.
MI RENDERETE TESTIMONIANZA (27)
Lo Spirito rende capaci i discepoli, che sono stati con Gesù fin dall’inizio della vita pubblica, di rendere testimonianza di fronte al mondo.
MOLTE COSE (16, 12)
Gesù avrebbe da dire ancora tante cose, ma prima della sua glorificazione è impossibile ai discepoli penetrare il suo mistero.
LA VERITA’ TUTTA INTERA (13)
Lo Spirito renderà chiara la rivelazione piena di Dio, guiderà la riflessione della Chiesa e la farà entrare sempre di più nella comprensione del disegno di Dio.
CIO’ CHE AVRA’ UDITO (13)
Come ha fatto Gesù, così anche il Paraclito non parla da sé, ma annunzia solo ciò che sente da Dio.
VI ANNUNZIERA’ COSE FUTURE (13)
Lo Spirito renderà i discepoli capaci di leggere gli avvenimenti alla luce della fede, e concederà anche il dono della profezia. Grazie a Lui ogni cristiano è “un profeta”.
PRENDERA’ DEL MIO (15)
Lo Spirito non dirà nulla di più di ciò che Gesù ha proclamato, e, come ha fatto il Figlio, esprimerà solo il Padre (Gv 14, 10). Tra Gesù e lo Spirito c’è perfetta comunione. L’insegnamento del Paraclito è quello di Gesù, anzi il suo insegnamento è Gesù.

MEDITAZIONE (meditare con attenzione e ascoltare con amore)

VERTICE DELL’OPERA DI GESU’
La Pentecoste si presenta come un vertice dell’opera di Cristo, perché è grazie al dono dello Spirito che tutto quello che Cristo ha fatto per noi, specialmente nella Pasqua, non appartiene al passato, ma è realtà sempre attuale. Ciò che permette alla Chiesa di dire tranquillamente in ogni solennità liturgica: “ Oggi”.

LO SPIRITO SANTO
Lo Spirito è fermento di giovinezza. Ringiovanisce tutto: la Parola, i sacramenti, l’intera istituzione ecclesiale. Quante cose in venti secoli, una volta vive, sono morte e scomparse per sempre. E la Chiesa è sempre lì, viva e segno perpetuo di contestazione, perché nessuno possa evitare il confronto con essa. Lo Spirito è forza di coesione che unifica. Dove ci sono uomini ci sono tensioni. Queste tensioni possono trasformarsi in contrasto, quando resistiamo allo Spirito. Ma, se ci lasciamo guidare da lui, esse si compongono nella carità, e allora la diversità si rivela una ricchezza. Lo Spirito è forza di espansione missionaria. Apre ai credenti gli orizzonti del mondo. Quando lo Spirito irrompe, spalanca tutte le porte e lancia agli Apostoli per le strade del mondo. (M. Magrassi)

INIZIO DELLA CHIESA
Nella Pentecoste lo Spirito dà inizio alla Chiesa, chiamando e incorporando ad essa uomini di ogni nazione che è sotto il cielo. A Pentecoste emerge il popolo di Dio, che annunzia “le grandi opere di Dio”. Con la forza dello Spirito ogni uomo diventa capace di proclamare nella sua lingua le grandi opere di Dio. Si tratta anzitutto della fede che professa e proclama le opere meravigliose di Dio. Il dono delle lingue è compreso in questa azione fondamentale e “creatrice” dello Spirito, che fa nascere la fede e quindi la Chiesa. (Antonio Bonora)

LO SPIRITO OPERA SEMPRE
Pietro e gli Undici ricevono forza dallo Spirito e annunziano con coraggio “le grandi opere del Signore”. Lo Spirito continua a rendere operante la Pasqua del Signore. Come a Pentecoste anche oggi la comunione tra gli uomini nasce attorno a Cristo morto e risorto che la Chiesa celebra e annunzia sotto l’azione dello Spirito. Lo Spirito trasforma l’uomo dal di dentro, lo rigenera, lo libera dal ripiegarsi su se stesso, lo rende capace di amare. Permetto allo Spirito che mi rigeneri? “Dove c’è lo Spirito ivi c’è libertà” (2 Cor 3, 17). La libertà consiste nell’essere figli di Dio. Lo Spirito ci libera dalla schiavitù dell’egoismo e dell’orgoglio, dal dominio di Satana e persino dalla morte. La vita cristiana, nelle varie espressioni deve essere caratterizzata da un’intensa “spiritualità”. Lo Spirito è il Maestro interiore che dobbiamo ascoltare. Sono “spirituale”, mi faccio guidare dallo Spirito? Per la potenza dello Spirito giunge a maturazione l’opera rivelatrice di Cristo, nasce la fede pasquale, viene inaugurata la nuova creazione, si stabilisce la nuova alleanza, si espande l’annunzio del Regno. Lo Spirito guida la Chiesa verso la verità tutta intera, aiuta a penetrare sempre più la persona di Cristo nelle sue parole e nei suoi segni.

INTERROGATIVI
Con i sacramenti del Battesimo e della Cresima, ogni cristiano riceve lo Spirito Santo e i suoi molteplici doni. Quanti sono coloro che ci pensano? Impegniamo al meglio la grazia e i doni che ci sono stati elargiti, per la nostra santificazione e per il bene di tutti?

I TRE TIPI DI AZIONE DELLO SPIRITO IN NOI
Celebriamo oggi, carissimi, la solennità dello Spirito Santo, solennità che merita di essere celebrata in pienezza di gioia e con ogni devozione. Poiché lo Spirito Santo è la suprema dolcezza di Dio, è la benevolenza di Dio, è Dio stesso. Perciò, se celebriamo le feste dei Santi quanto più dovremo celebrare colui dal quale ebbero il dono di essere santi tutti coloro che tali sono stati? Se veneriamo coloro che sono stati santificati, quanto più dovremo onorare il santificatore? Oggi è la celebrazione dello Spirito Santo, o di quella discesa per cui l`invisibile apparve visibile; come il Figlio, che, pur essendo invisibile in se stesso, si degnò di mostrarsi visibile nella carne umana. Oggi lo Spirito Santo ci rivela qualche cosa di se stesso, come prima conoscevamo qualche cosa del Padre e del Figlio: la perfetta conoscenza della Trinità è la vita eterna. Ora conosciamo solo in parte; ciò che non riusciamo a comprendere, lo accettiamo per fede… Prima lo Spirito invisibile manifestava il suo arrivo con segni visibili: quanto più poi i segni sono spirituali, tanto più sono convenienti allo Spirito Santo. Discese allora sopra i discepoli in lingue di fuoco, perché‚ dicessero parole di fuoco nelle lingue di tutte le genti e predicassero una legge di fuoco con lingua di fuoco. Nessuno si lamenti che tale manifestazione dello Spirito non venga fatta a noi: la manifestazione dello Spirito è fatta a ciascuno a seconda dell`utilità (1Cor 12,7). Ma veramente questa manifestazione è stata fatta più a noi che agli apostoli. A che servirono infatti a loro le lingue, se non per la conversione delle genti? Ci fu in loro una ben altra manifestazione più propriamente loro: e questa ancor oggi si rivela a noi. E` evidente, infatti, che dovettero essere rivestiti di potenza dall`alto quei tali che, da una così grande pusillanimità di spirito, pervennero poi a così meravigliosa costanza. Non fuggono più, non si nascondono più per paura dei Giudei; è più forte il loro coraggio nel predicare, che non sia stata la loro paura nel nascondersi. E che quel mutamento sia dovuto alla destra dell`Altissimo lo dice chiaramente la paura del principe degli Apostoli, che trema alle parole d`una serva, ma poi diventa forte sotto i flagelli del sinedrio: “Se ne andavano via dal sinedrio pieni di gioia, perché erano stati ritenuti degni di subir ignominia per il nome di Gesù” (At 5,41). Eppure, mentre Gesù era condotto innanzi al sinedrio, eran tutti fuggiti e l’avevan lasciato solo. Chi può mettere in dubbio la discesa dello Spirito veemente, che fortificò le loro menti con invisibile potenza? Così anche oggi le cose che lo Spirito opera in noi danno testimonianza della sua presenza. (Bernardo di Chiarav., Sermo I, in Sp. Sanct., 1 s.)

LA CHIESA E IL DONO DELLE LINGUE
Vediamo ora perché fosse segno della presenza dello Spirito Santo il fatto che coloro che l`avevano ricevuto parlassero tutte le lingue. Anche oggi, infatti, si riceve in dono lo Spirito Santo, tuttavia coloro che lo ricevono non parlano tutte le lingue. Bisogna rendersi conto, fratelli carissimi, che è lo Spirito Santo, per il quale la carità si diffonde nei nostri cuori. E poiché la carità avrebbe dovuto raccogliere insieme la Chiesa da tutte le parti del mondo, ciò che, allora, un solo uomo, ricevendo lo Spirito Santo, poteva dire in tutte le lingue, ora, la stessa unità della Chiesa, radunata dallo Spirito Santo, lo può dire in tutte le lingue. Perciò, se uno dicesse a qualcuno dei nostri: «Hai ricevuto lo Spirito Santo, perché non parli in tutte le lingue?» gli si potrebbe rispondere: «Ma parlo in tutte le lingue, perché faccio parte di quel corpo di Cristo, cioè di quella Chiesa, che parla in tutte le lingue». Che altro, infatti, Dio volle significare con la presenza dello Spirito Santo, se non la sua Chiesa che avrebbe parlato in tutte le lingue? Si è compiuto, dunque, ciò che Dio aveva promesso: “Nessuno mette il vino nuovo in otri vecchi, ma si mette il vino nuovo in otri nuovi, così si mantengono il vino e gli otri” (Mt 9,17). Giustamente, allora, quando si sentirono gli Apostoli parlare in tutte le lingue, alcuni dissero: “Ma costoro son pieni di vino” (At 2,12). Difatti, erano diventati otri nuovi, rinnovati dalla grazia della santità, in modo che ripieni di vino nuovo, cioè di Spirito Santo, ribollissero parlando in tutte le lingue e con un miracolo evidentissimo preannunziassero la Chiesa cattolica, che si sarebbe diffusa per tutte le lingue… Celebrate allora questo giorno come membra dell`unità del corpo di Cristo. Non sarà inutile la celebrazione, se è questo ciò che celebrate, stringendovi a quella Chiesa, che il Signore riempie di Spirito Santo e, mentre cresce in tutto il mondo, egli la riconosce come sua e lui è riconosciuto da lei. Lo sposo non perde la sua sposa e nessuno gliene sostituisce un`altra. A voi tutti raccolti insieme come Chiesa di Cristo, come membra di Cristo, a voi corpo di Cristo, sposa di Cristo, l`Apostolo dice: “Sopportandovi l`un l`altro nella carità, sforzandovi a vicenda di conservare l`unità dello Spirito nel vincolo della pace ” (Ef 4,2-3). Notate che dove ordinò di sopportarci scambievolmente, ivi ha posto la carità; dove ha fatto cenno dell`unità, ivi ha mostrato il vincolo della pace. Questa è la casa di Dio fatta di pietre vive, nella quale piace di abitare a un tal padre di famiglia, i cui occhi non devono essere offesi dalle rovine della divisione. (Fulgenzio di Ruspe, Sermo, 8, 2)

Parrocchia Sant'Agostino

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