La prima Messa

Nella nostra Basilica!

La prima Messa
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Domenica 18 giugno
alle ore 10:00

don Michele

 Sacerdote

 ha celebrato la sua prima Messa
nella nostra basilica

 

 

Prima Messa di don Michele Santini

Milano 18 giugno 2017

Caro don Michele, siamo davvero in molti oggi a ringraziare il Signore per il dono del tuo sacerdozio.
Ti è accanto la comunità cristiana di Sant’Agostino che ha goduto del tuo ministero in questi due anni, papà e mamma, tuo fratello e i tuoi nipoti e i tuoi amici.
Sono papà e mamma in questo momento i più commossi.
A loro don Bosco direbbe:
“Ricordatevi che il più bel dono di Dio a una famiglia è un figlio sacerdote.

Ed è molto bello che questa tua Prima Messa qui a Milano avvenga alla presenza del popolo di Dio, di tante persone che hanno percorso con te un tratto di strada, perché il dono che un uomo fa di se stesso nella vita sacerdotale non è una scelta privata, ma è una scelta di servizio, una scelta di amore.

Ogni sacerdote è un dono che Dio fa agli uomini.

Credo siano almeno due le domande che ciascuno di voi in questo momento si pone:

  • Cosa vuol dire essere prete?
  • Che cosa spinge ancora un giovane a regalare tutta la sua vita al Signore nella chiesa?

1 – Alla prima domanda mi limiterò a dare una risposta semplice e breve, riprendendo una bella espressione che Sant’Ambrogio riferisce a Pietro.

Gesù “sul punto di salire al cielo, ci ha lasciato Pietro come vicario del suo amore (In Lucam X, 175: “elevandus in coelum, amoris sui nobis velut vicarium relinquebat“). Poiché Gesù oggi non è più fisicamente presente in mezzo a noi, i preti esistono per continuare a farlo vedere e sentire vicino: vicari, dunque, del suo amore.

E qui si vede quanto sia impegnativa la missione del prete: si tratta di rendere un poco percepibile agli uomini quell’amore personale e profondo che Dio ha per ogni uomo. Sei chiamato, sul modello Gesù, ad aver cura di ogni anima anche quando la malattia ti sembrerà inguaribile e la guarigione lontana, quando il male ha colpito e scolpito nel cuore solchi profondi che sembrano incolmabili; quando umanamente ti sembrerà non poter fare nulla e avrai l’impressione che tutto è perduto. Sei chiamato a chiarire dubbi, incoraggiare i delusi, confortare gli sfiduciati o ammalati. Chiamato spesso a scoprire la malattia che si annida nel cuore e nell’anima. A cicatrizzare ferite causate dall’odio e dalla violenza.

Ti assicuro don Michele che sono davvero tanti i giovani che hanno bisogno della tua paternità e del tuo amore.

Oggi circa il termine amore è in atto una vera e propria deriva semantica, dicono gli esperti, nel senso che questa è una parola abusata, tutti la usano ma attribuendogli significati molto diversi. In un contesto culturale nel quale molti fanno fatica a sperimentare l’amore dei fratelli e a percepire l’ amore di Dio, nel quale nessuno fa niente senza averne un tornaconto, il prete vuol vivere dicendo a tutti che nella vita c’è una persona che invece ama senza condizioni, senza se e senza ma: il Signore Gesù. Il buon pastore.

Questa è l’unica testimonianza che ancora oggi tiene.

Il Card. Shuster è stato Arcivescovo di Milano dal 1929 al 1954 (25 anni).

Era Benedettino, Abate di San Paolo fuori le Mura a Roma. Alla nostra Basilica ha regalato una reliquia di Sant’Agostino il 10 maggio del 1935. Mi ha colpito un passaggio di un suo intervento al Sinodo 44° della Diocesi Ambrosiana.

Cappe ed ermellini, zucchetti e fasce, tutto sta per essere travolto dal tempo. Noi non sappiamo quanto ancora resterà di questa bardatura medievale fra cinquanta o cento anni. Bene o male che sia sta il fatto che oggi il mondo capisce ancora i pastori: don Bosco, Francesco d’Assisi e don Gnocchi. Uomini di Dio, magari di poche parole, ma che con la loro vita hanno fatto la predica più efficace“.

Ti auguro don Michele di essere Pastore così.

Le persone che incontrerai ti chiederanno sì competenza, professionalità, ma ti chiederanno soprattutto di essere pastore, un segno del suo amore, capace di ascolto, di dialogo, di preghiera. Ti chiederanno di dare loro non un po’ del tuo tempo, ma tutto il tuo tempo, persino la tua vita.

E oggi, quasi per una eleganza della provvidenza, noi celebriamo il Corpus Domini, il dono che Gesù fa della propria vita per la salvezza del mondo. Questo significa celebrare l’Eucaristia: sull’esempio di Gesù essere pane spezzato e vino versato per i fratelli. Ciò che ha caratterizzato la vita di Gesù da oggi deve caratterizzare anche la tua vita di prete.

Ma come è possibile essere all’altezza di tale compito. Siamo così piccoli e fragili? Non pensare di dover contare solo sulle tue forze.

Il segreto per essere un buon pastore è lasciare che Lui ad agire in noi.

Il Card. Angelo COMASTRI racconta che, invitato a predicare gli Esercizi a Giovanni Paolo II e alla Curia Vaticana, prima di iniziare fu preso dal panico e provò la stessa ansia della vigilia dell’ordinazione sacerdotale.

Era una bella responsabilità parlare davanti al Papa e a Vescovi e Cardinali. Si sentiva inadeguato. Si ricordò allora che alla vigilia della sua ordinazione sacerdotale era stato colto dalla stessa ansia. Temeva di non esserne degno. Ricordò anche che quel giorno la mamma, con intuito tipicamente femminile, se ne accorse e gli disse:

Angelo, ti vedo preoccupato” “Mamma, credo di non essere degno del sacerdozio che sto per ricevere”. ” Stammi bene a sentire. Ricordati che Gesù, per entrare in Gerusalemme, cavalcò un asinello. Era solo uno strumento povero ma serviva per portare Gesù. Resta sempre un umile asinello anche tu e Gesù non smetterà mai di cavalcarti

Caro don Michele, sentiti sempre e soltanto uno strumento umile nelle mani di Dio. Non cedere mai alla tentazione di sentirti il “protagonista“.

Ricordati di essere solo e semplicemente servo.

2 – Alla seconda domanda rispondo molto più velocemente.

Certo la cultura laicista nella quale viviamo non ci aiuta a capire molto, anzi, spesso ci porta a fraintendere. Se guardiamo la televisione per esempio, abbiamo come l’impressione, da certi film o telenovelas, che i preti e le suore siano persone un po’ frustrate, per così dire dimezzate. Scontente della vita. Preti tutti ladri o pedofili.

E’ vero certamente che ci sono persone che sbagliano. E’ vero anche che fa molto più rumore un albero solo che cade che un’intera foresta che cresce.

Il bene è infinitamente più grande del male.

Ma il bene spesso non fa notizia.

Chi parla delle migliaia di preti e suore che ogni giorno, in ogni parte del mondo, danno la vita per i fratelli nel silenzio? Nessuno!

Quanti preti e quante suore ogni giorno muoiono martiri per la fede!

In questi giorni il Vescovo di Como ha prospettato la beatificazione di una Suora, Suor Maria Laura Mainetti.

Era il 6 giugno del 2000, a Chiavenna, alle ore 21.45. Squilla il telefono nel convento delle Figlie della Croce. Una ragazza chiede di Suor Maria Laura. E’ una giovane voce che supplica aiuto. Dice di essere stata violentata e di essere aiutata a non abortire.

Suor Maria Laura non esita un attimo. Lascia il suo convento e si precipita. Viene trovata morta. Il suo corpo è orrendamente sfigurato.

Milena, una delle tre ragazze, dopo il processo, scrivendo alla comunità delle suore dirà: “non posso che avere da parte sua che un ricordo di amore. Anche morendo, sotto i colpi dei sassi e del coltello diceva: Signore, perdonale”

Questo significa essere segno dell’amore di Dio per gli uomini di oggi. E questo è tutt’altro che frustrazione e debolezza.

Di uomini e donne così ha bisogno la chiesa oggi.

Caro don Michele, ti aiuti il Signore ad essere segno e portatore dell’amore di Dio per i tutti quelli che incontrerai sul tuo cammino sull’esempio di don Bosco nostro Padre e Maestro.

Aiuti anche noi ad essere sempre capaci di meritarci preti Santi. Amen.

Don Virginio Ferrari – Parroco

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Parrocchia Sant'Agostino

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