Mons. Mario Delpini

Nuovo Arcivescovo di Milano

Mons. Mario Delpini
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Mons. Mario Delpini è il nuovo arcivescovo di Milano

Papa Francesco ha accettato oggi la rinuncia da parte del card. Angelo Scola

7 luglio 2017 RedazioneItalia

Mons. Mario Delpini / Fonte: Curia Arcivescovile

La notizia circolava già da alcuni giorni, ma adesso c’è l’annuncio ufficiale da parte della Santa Sede. Papa Francesco ha accettato infatti oggi, venerdì 7 luglio 2017, la rinuncia al governo pastorale presentata dal cardinale arcivescovo di Milano, Angelo Scola, e ha nominato suo successore il finora vescovo ausiliare e vicario generale dell’arcidiocesi milanese, mons. Mario Enrico Delpini, 65 anni.

Il nuovo pastore della diocesi ambrosiana è nato il 29 luglio 1951 a Gallarate, in provincia di Varese, ed è stato ordinato sacerdote nel giugno del 1975 nel Duomo di Milano dal cardinale Giovanni Colombo, incardinandosi nell’arcidiocesi di Milano.

Mons. Delpini ha conseguito una laurea in Lettere presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano e una licenza in Teologia Patristica presso l’Istituto Patristico “Augustinianum” a Roma.

E’ stato professore di Lettere antiche a Seveso, in provincia di Monza e Brianza, e nel Seminario fino al 1985. Lo stesso incarico ha ricoperto dal 1985 al 1987 nel Seminario ginnasiale a Venegono Inferiore, in provincia di Varese.

Dopo una permanenza di due anni presso il Seminario Lombardo a Roma, viene nominato nel 1989 dal cardinale Carlo Maria Martini rettore del Seminario Liceo a Venegono ed insegnante della Comunità propedeutica e del Biennio Teologico, un incarico che ha ricoperto fino al 1993. Dal 1993 al 2000 è stato invece rettore del Quadriennio Teologico.

Dal 2000 al 2006 il futuro arcivescovo di Milano ha svolto l’ufficio di consulente del Consiglio Episcopale Milanese, di delegato arcivescovile per le vocazioni e i ministeri ordinati, e inoltre di rettore maggiore del Seminario arcivescovile di Milano.

Nel 2006 mons. Delpini viene nominato vicario episcopale per la Zona Pastorale VI – Melegnano dell’arcidiocesi ambrosiana.

Papa Benedetto XVI lo nomina nel luglio 2007 vescovo ausiliare di Milano. La consacrazione episcopale riceve nel settembre dello stesso anno dal cardinale Dionigi Tettamanzi.

Nel 2012 mons. Delpini diventa poi vicario generale dell’arcidiocesi di Milano, inoltre segretario della Conferenza Episcopale Lombarda nonché segretario della Commissione Episcopale per il clero e la vita consacrata.

L’arcidiocesi milanese è una delle più grandi del mondo. E’ costituita da ben 1108 parrocchie, raggruppate in 73 decanati, a loro volta raggruppati in 7 zone pastorali. Nel 2013 contava 5.451.090 abitanti, di cui 4.970.975 battezzati.

Tra gli arcivescovi milanesi spiccano figure come san Carlo Borromeo (1538-1584), Achille Ratti/Papa Pio XI (1857-1939), il beato Alfredo Ildefonso Schuster OSB (1880-1954), il beato Giovanni Battista Montini/Papa Paolo VI (1897-1978) e Carlo Maria Martini SJ (1927-2012). (pdm)

La biografia

Delpini, una vita al servizio della Chiesa ambrosiana

Varesino, prete dal 1975 e Vescovo dal 2007, ha esercitato il suo ministero in diversi ruoli sempre nell’ambito della Diocesi di Milano

Nasce a Gallarate il 29 luglio 1951 da Antonio e Rosa Delpini, terzo di sei figli. Cresce a Jerago con Orago, nella parrocchia San Giorgio di Jerago, frequentando le scuole del paese fino alla quinta elementare. Frequenta le scuole medie e i due anni del ginnasio nella scuola statale di Arona, risiedendo nel Collegio De Filippi.

Entra nel Seminario di Milano, nella sede di Venegono Inferiore (Varese), nell’ottobre 1967, per frequentare la I liceo classico. In Seminario completa il percorso ordinario di preparazione e discernimento fino all’ammissione all’ordinazione presbiterale

Formazione e ministero presbiterale

Il 7 giugno 1975 è ordinato presbitero, nella Cattedrale di Milano, dal cardinale Giovanni Colombo.

Dal 1975 al 1987 insegna nel Seminario minore della diocesi di Milano, prima a Seveso e poi a Venegono Inferiore. In questi anni consegue la laurea in Lettere presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, la licenza in Teologia presso la Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale, con sede in Milano, il diploma in Scienze Teologiche e Patristiche presso l’Istituto Augustinianum con sede in Roma. Nel 1989 il cardinale Carlo Maria Martini lo nomina rettore del Seminario Minore e nel 1993 rettore del Quadriennio Teologico. Nel 2000 è nominato Rettore maggiore dei Seminari di Milano. Contemporaneamente insegna Patrologia in Seminario, che è sezione parallela della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale.

Nel 2006 è nominato Vicario episcopale della Zona Pastorale VI di Melegnano, lasciando gli incarichi ricoperti in Seminario.

Ministero episcopale

Il 13 luglio 2007 papa Benedetto XVI lo nomina vescovo ausiliare di Milano e vescovo titolare di Stefaniaco (Albania), riceve l’ordinazione episcopale il 23 settembre dello stesso anno, nella Cattedrale di Milano, dal cardinale Dionigi Tettamanzi.

Nell’ambito della Conferenza Episcopale Lombarda ha ricoperto dal 2007 al 2016 l’incarico di segretario. Nell’ambito della Conferenza Episcopale Italiana è membro della Commissione per il Clero e la Vita Consacrata.

Nel luglio 2012 diventa Vicario generale del cardinale Angelo Scola.

Il 21 settembre 2014 il cardinale Scola lo nomina Vicario episcopale per la formazione permanente del clero.

Il pensiero

Delpini, le sue parole per conoscerlo meglio

Richiamiamo alcuni interventi pubblici tra quelli più significativi da lui tenuti nel corso dell’anno pastorale che si va concludendo

Omelie, discorsi, interviste. Nel corso dell’anno pastorale ormai prossimo alla conclusione, in diverse occasioni monsignor Mario Delpini ha preso la parola in pubblico. Conosciamolo quindi meglio attraverso alcuni dei suoi interventi più significativi degli ultimi mesi.

Il 3 settembre 2016, nella Basilica di Sant’Ambrogio, presiedendo la celebrazione in cui tre giovani donne professavano i Voti perpetui, sottolineava: «La consacrazione perpetua costruisce una vita che resiste a tempeste e terremoti».

Nella fase organizzativa della Visita pastorale di papa Francesco a Milano, in una intervista rilasciata a Milano Sette di Avvenire domenica 23 ottobre, Delpini evidenziava il principale significato dell’evento nel «fare emergere l’identità cristiana ambrosiana».

E pochi giorni prima dell’arrivo del Santo Padre, monsignor Delpini ha guidato un pellegrinaggio dei giovani preti dell’Ismi in Libano. Al ritorno ha raccontato: «In quel Paese la Chiesa testimonia con la sua sofferenza. Ci hanno accolti con generosità e cordialità. Ne siamo stati arricchiti dal punto di vista spirituale e culturale».

Presiedendo invece la celebrazione eucaristica per festeggiare i Giubilei di consacrazione delle religiose, il 6 maggio nella Basilica di Sant’Ambrogio, così esortava le consacrate: «Vivete il paese della gioia indicibile e gloriosa».

In seguito, il 13 maggio, nel centenario delle apparizioni della Madonna di Fatima, accogliendo la statua della Vergine sul sagrato del Duomo – dove poi avrebbe presieduto la celebrazione eucaristica dedicata espressamente ai malati -, così la salutava: «Maria, donna della luce, sconfigge le tenebre della confusione».

È di pochi mesi fa, infine, la pubblicazione di E la farfalla volò (Ancora), in cui Delpini ha raccolto 42 brevi fiabe moderne capaci di avvicinarsi in profondità agli insegnamenti di Gesù. Un invito ad accostarsi al Vangelo con semplicità e ironia.

PUBBLICATO venerdì 7 luglio 2017

«Don Mario ci stupirà»

Il nuovo arcivescovo è saggio ed equilibrato. Non fa sconti sulle cose che contano, sulle verità della fede, sul rapporto con il Signore, ma comprende la vita non facile che vivono tante donne e uomini nella società di oggi. Brillante predicatore e scrittore di saggi, insieme profondi e ironici, è un attento lettore della realtà

di Annamaria BRACCINI

È un uomo di profonda spiritualità, coniugata con un bel senso di concretezza tutto ambrosiano. Forse anche per questo il nuovo Arcivescovo di Milano è così popolare in Diocesi, tra i preti, i fedeli, tanti amici. Il successore del cardinale Angelo Scola, compirà il prossimo 29 luglio, 66 anni, ma non si direbbe proprio, per il suo «stile» che non ha nulla del maturo sacerdote, secondo alcuni cliché facili e scontati, ma ha tutto del sacerdote maturo, nel senso più pieno del termine.

Chi lo conosce, anche nel suo profilo di padre spirituale, dice che è saggio ed equilibrato. Non fa sconti sulle cose che contano, appunto, che non si possono svendere, sulle verità della fede, sul rapporto con il Signore, ma comprende la vita non facile che vivono tante donne e uomini nella società di oggi, equilibristi spericolati tra lavoro, famiglia, impegni, responsabilità che «schiacciano». E, allora, viene in mente che, con le tante responsabilità che ha monsignor Mario Delpini – e ora a maggior ragione – anche lui si sarà sentito, qualche volta, schiacciato. Ma, certo, non lo dimostra.

Sarà per la nascita nel cuore della terra ambrosiana, per la vocazione, per la formazione e gli studi, per l’essere quel tipo di prete che, nel 1975, con i suoi compagni di ordinazione sacerdotale, si autodefinirono, nel loro motto «Uomini per la speranza». O, con più probabilità, sarà semplicemente, perché crede in Gesù, e come ha detto all’annuncio della sua nomina, in una Chiesa «semplice e lieta». Non a caso, il suo motto episcopale è Plena est terra gloria eius: «La terra è piena della Sua gloria».

Se la fotografia di colui che siederà sulla Cattedra di Ambrogio e Carlo, impegnato a inforcare l’amata bicicletta per andare ogni giorno dalla Casa del Clero di via Settala, dove vive, in Curia, è notissima, lo sono anche alcune sue espressioni. Ad esempio, quando, appena divenuto Vescovo insieme al compagno di Messa e di episcopato, monsignor Franco Giulio Brambilla, attuale Vescovo di Novara, il 23 settembre 2007 in Duomo, ricordò scherzosamente il monito della sua mamma, oggi scomparsa, di fare attenzione a essere pettinato.

O quando, il 5 aprile del 2012, alla conclusione della Messa Crismale, durante la quale il cardinale Scola lo aveva appena nominato Vicario generale, disse, con una calma disarmante all’entusiasta intervistatrice riuscita a intercettarlo, che avrebbe continuato a fare ciò che aveva sempre fatto, il prete.

Ma sono, soprattutto, altre le parole che rimangono impresse, come quelle di alcune sue omelie, sempre tese a indicare la speranza contro la disillusione e i miti dei nostri giorni – dei soldi facili, delle tante droghe che anestetizzano la coscienza, del successo a tutti i costi -, a sostenere una serietà magari impopolare di fronte alle menzogne che nascono dall’arroganza, dalla sopraffazione, dal credersi superiori agli altri.

Brillante predicatore e scrittore di saggi insieme profondi e ironici (solo due titoli, «E la farfalla volò. 52 storie sorprendenti» e «Reverendo, che maniere! Piccolo Galateo Pastorale»), collaboratore delle testate diocesane (proprio fino alla settimana scorsa ha firmato la breve rubrica di prima pagina di Milano Sette «Vocabolario della vita quotidiana»), il nuovo Arcivescovo è, infatti, un attento lettore della realtà. E, anche in questo contesto, dice chiaro quello che pensa, come sa chi lo ha avuto ospite in alcune trasmissioni televisive.

Per citare ancora un sacerdote dell’Agape ’75 (la «classe» 1975) che lo conosce bene, basta questo pensiero, nato appena saputo della nomina «del mio amico don Mario»: «Dopo l’elezione di Benedetto XVI, il cardinal Martini disse che il nuovo Papa ci avrebbe stupito. Credo che lo diremo anche del nuovo Arcivescovo di Milano».

PUBBLICATO venerdì 7 luglio 2017

SCRITTO DA: Vanda Tulli

Parrocchia Sant'Agostino

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