San Benedetto da Norcia

Patrono d'Europa

http://www.santagostino.mi.it/wp-content/uploads/2018/07/benedetto_da-norcia.jpgSan Benedetto da Norcia
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PRIMA LETTURA

Dalla lettera agli Efesini di san Paolo, apostolo         4, 1-24

A ciascuno è stata data la sua grazia, per edificare il corpo di Cristo

Fratelli, vi esorto io, il prigioniero del Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio padre di tutti, che è al di sopra di tutti; agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti.
A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo sta scritto:
«Ascendendo in cielo ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini» (Sal 67, 19).
Ma che significa la parola «ascese», se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose.
È lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo. Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore. Al contrario, vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità.
Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani nella vanità della loro mente, accecati nei loro pensieri, estranei alla vita di Dio a causa dell’ignoranza che è in loro, e per la durezza del loro cuore. Diventati così insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza, commettendo ogni sorta di impurità con avidità insaziabile.
Ma voi non così avete imparato a conoscere Cristo, se proprio gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, per la quale dovete deporre l’uomo vecchio con la condotta di prima, l’uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici. Dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera.

RESPONSORIO        Mt 19, 29. 27

Chi avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto. * Cento volte tanto e, in eredità, la vita eterna.
Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa ne otterremo?
Cento volte tanto e, in eredità, la vita eterna.

SECONDA LETTURA

Dalla «Regola» di san Benedetto, abate

(Prologo 4-22; cap. 72, 1-12; CSEL 75, 2-5. 162-163)
Non antepongano a Cristo assolutamente nulla

Prima di ogni altra cosa devi chiedere a Dio con insistenti preghiere che egli voglia condurre a termine le opere di bene da te incominciate, perché non debba rattristarsi delle nostre cattive azioni dopo che si è degnato di chiamarci ad essere suoi figli. In cambio dei suoi doni, gli dobbiamo obbedienza continua. Se non faremo così, egli, come padre sdegnato, sarà costretto a diseredare un giorno i suoi figli e, come signore tremendo, irritato per le nostre colpe, condannerà alla pena eterna quei malvagi che non l’hanno voluto seguire alla gloria.
Destiamoci, dunque, una buona volta al richiamo della Scrittura che dice: È tempo ormai di levarci dal sonno (cfr. Rm 13, 11). Apriamo gli occhi alla luce divina, ascoltiamo attentamente la voce ammonitrice che Dio ci rivolge ogni giorno: «Oggi se udite la sua voce non indurite i vostri cuori» (Sal 94, 8). E ancora: «Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese» (Ap 2, 7).
E che cosa dice? Venite, figli, ascoltate, vi insegnerò il timore del Signore. Camminate mentre avete la luce della vita, perché non vi sorprendano le tenebre della morte (cfr. Gv 12, 35).
Il Signore cerca nella moltitudine del popolo il suo operaio e dice: C’è qualcuno che desidera la vita e brama trascorrere giorni felici? (cfr. Sal 33, 13). Se tu all’udire queste parole rispondi: Io lo voglio! Iddio ti dice: Se vuoi possedere la vera e perpetua vita, preserva la lingua dal male e le tue labbra non pronunzino menzogna: fuggi il male e fa’ il bene: cerca la pace e seguila (cfr. Sal 33, 14-15). E se farete questo, i miei occhi saranno sopra di voi e le mie orecchie saranno attente alle vostre preghiere: prima ancora che mi invochiate dirò: Eccomi.
Che cosa vi è di più dolce, carissimi fratelli, di questa voce del Signore che ci invita? Ecco, poiché ci ama, ci mostra il cammino della vita.
Perciò, cinti i fianchi di fede e della pratica di opere buone, con la guida del vangelo, inoltriamoci nelle sue vie, per meritare di vedere nel suo regno colui che ci ha chiamati. Ma se vogliamo abitare nei padiglioni del suo regno, persuadiamoci che non ci potremo arrivare, se non affrettandoci con le buone opere.
Come vi è uno zelo cattivo e amaro che allontana da Dio e conduce all’inferno, così c’è uno zelo buono che allontana dai vizi e conduce a Dio e alla vita eterna. In questo zelo i monaci devono esercitarsi con amore vivissimo; e perciò si prevengano l’un l’altro nel rendersi onore, sopportino con somma pazienza le infermità fisiche e morali degli altri, si prestino a gara obbedienza reciproca. Nessuno cerchi il proprio utile, ma piuttosto quello degli altri, amino i fratelli con puro affetto, temano Dio, vogliano bene al proprio abate con sincera e umile carità.
Nulla assolutamente anteponiamo a Cristo e così egli, in compenso, ci condurrà tutti alla vita eterna.

RESPONSORIO        

San Benedetto, lasciando la casa e l’eredità paterna per essere gradito a Dio, si consacrò interamente a lui nella vita monastica. * Abitò solo con se stesso, sotto gli occhi di colui che vede tutto.
Si ritirò dal mondo, con l’ignoranza di chi sa troppo bene, e con la sapienza di chi non vuol sapere.
Abitò solo con se stesso, sotto gli occhi di colui che vede tutto.

 

 

 

La vita di san Benedetto la conosciamo quasi esclusivamente grazie al libro dei Dialoghi di san Gregorio Magno,scritto una cinquantina d’anni dopo la morte del santo. Nato verso il 480 a Norcia da famiglia agiata, fu mandato a Roma per studiare ma, disgustato dalle abitudini licenziose di molti coetanei, si recò nei pressi di Tivoli per condurre vita ascetica; da lì passò poi a Subiaco dove un monaco di nome Romano lo rivestì con l’abito monastico e gli assicurò il minimo necessario al suo mantenimento. Numerosi fedeli accorrevano a lui, attratti dalla sua fama di santità e in breve tempo Benedetto diede vita a una dozzina di piccoli monasteri, assegnando a ciascuno 12 monaci. Per motto aveva “Ora et labora” e per insegna un aratro e una croce. Il successo dell’iniziativa suscitò l’invidia di un prete, Fiorenzo, che cercò di eliminare il santo con del pane avvelenato, ma il tentativo fallì e il prete morì poco dopo. Nell’anno 529 Benedetto salì sul monte che sovrasta Cassino dove sostituì i piccoli ritiri di Subiaco con un grande monastero che, pur mantenendo l’essenza dell’ascesi monastica, avrebbe più facilmente potuto influire sulla vita della Chiesa e della società. La popolazione contadina della zona era ancora in gran parte pagana e Benedetto cominciò ad evangelizzarla, preparandola al battesimo, eliminò gli idoli e distrusse il tempio dedicato a Giove e ad Apollo. Si moltiplicarono gli attacchi del demonio contro il santo, respinti da lui con la preghiera. Nei pressi, in un monastero femminile, si era ritirata anche la sorella Scolastica che, pochi giorni dopo un colloquio con il fratello, morì e lui ne contemplò l’ascesa al cielo in forma di colomba. Ai suoi monaci, Benedetto lasciò in eredità la Regola che, trascritta in numerosi monasteri, divenne a partire dal secolo IX l’unica regola per tutti i monasteri maschili e femminili del Sacro Romano Impero. Il santo morì il 21 marzo del 547. Paolo VI nel 1964 lo proclamò patrono principale dell’Europa.

Parrocchia Sant'Agostino

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