La Basilica

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Basilica di Sant’Agostino

Stefano Malvicini.

 

milano_salesianiTra le vie Copernico, Tonale, Melchiorre Gioia e Galvani sorge l’imponente struttura di proprietà dei Salesiani di Milano. In questo edificio è inglobata, con facciata su Via Copernico, la basilica di Sant’Agostino, forse l’esempio più noto di neoromanico in città.

A fine ‘800, durante i piani di costruzione del quartiere a ridosso della Stazione Centrale, si pensò alla costruzione di una grandiosa chiesa. Venne interpellato l’architetto Cecilio Arpesani, che, nel 1895, fornì un progetto dal carattere ancora più monumentale dell’odierno, con campanili accanto all’abside, secondo lo schema del romanico tedesco e dei Westwerk (basti pensare alla Cattedrale di Spira), e con una facciata a salienti con tre grandi monofore ispirate alla basilica di S. Ambrogio. Tuttavia, nel 1896 il progetto fu modificato e i lavori presero avvio nel 1900 per terminare nel 1926, anche se l’edificio fu consacrato, non ancora terminato, nel 1920, dall’arcivescovo cardinal Ferrari. Durante i bombardamenti del 1943 la chiesa fu danneggiata e poi restaurata nell’aspetto che vediamo oggi.img_0009

L’aspetto peculiare dell’edificio è l’utilizzo del cotto, materiale caro al romanico e al gotico lombardo, che caratterizza l’intera muratura della chiesa. La facciata, più che lombarda, pare ispirata a quei moduli fatti di arcate cieche, tipici dell’architettura romanica toscana (si pensi al Duomo di Pisa o a San Giovanni Fuorcivitas a Pistoia). Due contrafforti in pietra chiara sorreggono la struttura a salienti, modellata in base alle tre navate interne. Nella parte bassa vi sono tre portali con architrave e lunette a tutto sesto, decorate a mosaico: in quella centrale compaiono le effigi dei santi Agostino e Ambrogio, mentre in quelle minori sono raffigurati San Francesco di Sales e il fondatore dei salesiani, San Giovanni Bosco. Una teoria di archetti pensili separa la fascia bassa da quella mediana, in cui si aprono cinque arcate in corrispondenza della navata centrale e tre presso le laterali, sostenute da colonnine corinzie in pietra. Lo schema è ripetuto nella parte superiore con due ordini di sette arcate, nel primo tutte di uguale altezza, mentre nel secondo a salienti in corrispondenza del tetto. La parte più monumentale e, forse, anche più conosciuta dai milanesi che passano in Via Melchiorre Gioia, è quella absidale: il transetto è altissimo, a prova del fatto che la struttura fosse concepita secondo il modello del westwerk, e su questo svetta il tiburio ottagonale ad arcate cieche, ispirato ai modelli di S. Ambrogio e di S. Nazaro Maggiore. Le tre absidi sono aperte da grandi finestre a tutto sesto e da rosoni circolari, coronati da una loggia di archetti pensili già evidenti nei modelli che Arpesani prese come fonte: S. Vincenzo in Prato e la basilica di Agliate. Sovrastano il corpo del presbiterio due agili campanili a vela.

L’interno della chiesa, di dimensioni notevoli, è palesemente ispirato a più modelli. Il corpo della navata centrale, poggiante su arcate a tutto sesto sostenute da colonne marmoree, è di modello tedesco, molto simile all’interno della Cattedrale di Spira e alle chiese di epoca carolingia. Anche i grandiosi matronei, aperti da due file di trifore arcuate, si ispirano a modelli d’oltralpe, ma anche alle cattedrali emiliane (Modena e Parma) e a quelle toscane (Pisa). Il soffitto è a capriate per la navata centrale e a cassettoni per quelle laterali. Il presbiterio e i transetti, invece, sono totalmente lombardi, come provano la separazione tra navata centrale e transetto con un arco trionfale dietro cui si staglia il tiburio, secondo uno schema già sperimentato, già in epoca tardoromanica, nel Duomo di Monza, e un altro arco ribassato che sovrasta la zona presbiteriale, in cui si apre l’abside centrale, con monofore e oculi chiusi da vetrate policrome. Il ciborio che sovrasta l’altar maggiore è un’altra palese copia da un pezzo storico dell’arte milanese: il ciborio di S. Ambrogio, con l’unica differenza che in S. Agostino esso è ornato da elementi musivi, mentre nella grande basilica l’ornato è affidato a elementi pittorici.

Questa mescolanza di citazioni romaniche provenienti da svariati edifici rende la basilica di S. Agostino un esempio unico nell’arte del primo ‘900 milanese, che consiglio vivamente di visitare anche vista la posizione attigua alla Stazione Centrale e in un luogo di passaggio come Via Melchiorre Gioia.

 

  

Parrocchia Sant'Agostino

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